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All'inizio
era la Bretagna, con la sua arpa
celtica, la sua bombarda e
il suo biniou-koz,i suoi gwerz,
i suoi kan ha diskan, i suoi soniou
e, naturalmente, le sue danze. La sua
tradizione, poco frequentata dai nostrani cultori della cosiddetta
“musica celtica”, è stata ed è ancora per noi una fonte
inesauribile di sollecitazioni musicali. Una tradizione, senz'altro,
filtrata dal lavoro di rivalutazione e riabilitazione cominciati qualche decennio fa da protagonisti prestigiosi quali Alan Stivell, i Tri
Yann, i Gwendal e altri ancora meno noti. Grazie a loro un brano
ascoltato nella sua “versione originale”
all'apparenza, per noi “moderni”, un po' monotono e ripetitivo, è
capace di evocare risonanze musicali che lo proiettano verso
direzioni inaspettate. Ecco che un passaggio melodico, un andamento
ritmico, un certo colore armonico suggeriscono, per associazione,
rimembranze musicali estranee a quel contesto tradizionale ma che ben
si coniugano con esso. Così la musica bretone si trova a viaggiare
in spazi e tempi diversi. Con essa s'intrecciano o ad essa si
giustappongono tracce medievali o rinascimentali, sapori orientali o
medio-orientali,spezzoni di altre tradizioni fra le quali spiccano,
naturalmente, quella irlandese e quella scozzese. E' ciò che ci fa
definire la tradizione bretone come una “tradizione versatile”
capace di adattarsi a molteplici contaminazioni interculturali.
Questo, di fatto, già accade da tempo in Bretagna
e pertanto non pretendiamo di accreditarcene il merito . Nel nostro
piccolo laboratorio lavoriamo in questa direzione, quello di una
sorta di melting pot, avendo cura di mantenere le distanze dal
celtismo fanatico e mitomane di chi fa della cultura celtica,
bistrattandola, una bandiera ideologica.
Giuseppe
Torchia
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